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Fondato il 9 marzo del 1913 sul Monte Musinè, il CAI Uget compie, quest’anno, 100 anni.
Fu fondato il 9 marzo 1913 sul Musinè
Per celebrare l’occasione, ha organizzato una serie di incontri, diluiti nel corso dell’anno, dei quali troverete ampi dettagli nell’opuscolo Centenario Cai Uget, dove sono stati raccolti appuntamenti culturali, ludici, presentazioni attività, filmati ed altro ancora, per rievocare degnamente i 100 anni.Per il 2013, preparato un “Calendario”, per far rivivere, con una serie d’immagini flash back, alcuni degli episodi salienti di un secolo di vita Ugetina (argomento che sarà approfondito in una speciale pubblicazione attualmente in preparazione).
Il pittore Delio Meinardi, ne ha fatto l’acquerello di copertina: lo sfondo di montagne richiama il profilo del Musinè, sulla cui cima prese vita la storia del CAI Uget, all’ombra del Rocciamelone che chiude il panorama, visto da Torino.
Sempre sulla copertina del “Calendario del Centenario” anche i tratti della Galleria Subalpina, dove l’UGET ha avuto la sua casa per ben 77 anni e dove generazioni d’alpinisti hanno lasciato la loro impronta, oltre alla Villa della Tesoriera, la nuova casa della sezione.
Per il Centenario, prodotta anche la Spilla Centenario, modernizzazione del logo storico con inserimento dei 100 anni, opera dell’ istruttore d’alpinismo del CAI Uget Edoardo Boero).
Ciclo appuntamenti “Centenario CAI Uget”
Per info:
www.caiuget.it
Tratto da: Mountain Blog in Ambiente e Territorio
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| Monte Maniglia (Panorama dalla vetta) |
Ore 7:30: partenza. Seguiamo il sentiero tralasciando le deviazioni di destra che conducono prima alla Rocca Sengi e poi al Mongioia. Dopo circa 40 minuti siamo a Pian Ceiol. e poi seguendo il sentiero sulla sinistra ci addentriamo in uno stretto ed angusto vallone chiamato "Le Barricate" (incantevoli d'inverno, affascinanti negli altri periodi dell'anno).
Giunti alla sommità del vallone attraversiamo bellissimi pascoli popolati da incantevoli bovini e manze al pascolo. Seguiamo il lungo il sali e scendi il sentiero fino alle Grange dell'Autaret (bivio per il Colle di Bellino) per poi dirigersi al ripido sentiero che conduce alla Bassa di Terrarossa. Giunti alla Bassa (circa 2800 metri di altitudine) continuiamo il nostro percorso verso destra; ogni tanto intravediamo sulle pietre dei quadratini con cornice rossa che ci indicano il percorso che però è tutto ben visibile davanti a noi. Dopo qualche saliscendi iniziale, ci dirigiamo gradualmente verso l’anticima che si aggiriamo da destra per poi continuare sull’ampio panettone detritico della punta.
Alle
11:50 siamo in punta
Un
grazie ad Alberto per la gita fatta insieme. Un grazie, anche, alle belle e
simpatiche persone che abbiamo incontrato durante la gita.
Mappa GPS
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Gita veramente interessante per i suoi pendii e per il notevole panorama sul ghiacciaio di Chaltwasser e sulla parete nord del Monte Leone e sull'Oberland Bernese.
Partenza: Passo del Sempione (paravalanghe verso Briga a 1967m)
Dislivello: 885m
Partenza: Passo del Sempione (paravalanghe verso Briga a 1967m)
Dislivello: 885m
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Martedì 29 novembre, Orbassano (TO), ospiterà l’atleta altoatesino, protagonista dell’arrampicata internazionale Florian Riegler per una serata dedicata interamente alle sue imprese.
Alle 21.00, presso il Teatro Sandro Pertini di Orbassano, tutti gli amanti di montagna “e dintorni” potranno infatti assistere al racconto in prima persona delle imprese alpinistiche di Florian progettate e realizzate con il fratello Martin. Verrà raccontata la vita di due fratelli che seppure molto diversi per carattere hanno una cosa in comune: l’amore per la montagna e la passione per il verticale, dalle salite sulle montagne di casa, le Dolomiti, per poi spingersi con spedizioni avventurose in terre lontane.
Florian è stato campione italiano di arrampicata su ghiaccio, il primo a ripetere la cascata di ghiaccio attualmente più difficile del mondo, ha percorso oltre 130 vie alpine classiche e moderne, arrampica su vie fino a 8c+, vanta prime ascensioni spettacolari come “Zurück in die Zukunft” (8a+) o la prima ripetizione in rotpunkt della “Via della Cattedrale” (8a+, parete Sud della Marmolada). Ma non solo imprese alpinistiche perchè il ventinovenne altoatesino è un instancabile globetrotter, viticoltore nell’azienda agricola di famiglia, allenatore dei piccoli arrampicatori altoatesini: in poche parole un atleta dal talento poliedrico e un tipo semplicemente inarrestabile.
Martedì sera Florian racconterà per parole e immagini la passione che lo guida in questo sport e le sue imprese più spettacolari, il pubblico presente avrà la possibilità di essere trascinato all’interno di un mondo fatto di fatiche, timori e paure, ma anche di straordinarie emozioni.
Una serata all’insegna dell’alpinismo raccontata dal diversi punti di vista dei due fratelli Riegler.
La serata, organizzata dal Salewa Store di Torino, è realizzata grazie alla collaborazione del Club Alpino Nazionale Sezione di Orbassano, con il supporto della Scuola Nazionale di alpinismo, scialpinismo e arrampicata libera “Paolo Giordano” e con il patrocinio del Comune di Orbassano.
Centro Culturale TEATRO SANDRO PERTINI
Via dei Mulini 1 – Orbassano
Martedì 29 Novembre 2011
Dalle ore 21.00
Ingresso libero
Informazioni per il pubblico: http://www.salewa.it/
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La costruzione e la gestione di ferrate e sentieri attrezzati da parte della SAT di Trento ha una storia oramai lunghissima.
Era il 1936, infatti, quando furono avviati i lavori di costruzione del più famoso percorso attrezzato nelle Dolomiti, la celebre “via delle Bocchette” nel cuore delle Dolomiti di Brenta. A quella ne seguirono molte altre, ancor oggi sempre piuttosto frequentate, ma a partire dagli anni ’90, in linea con i pronunciamenti espressi dal Club Alpino Italiano nella “Charta di Verona (1990), l’impegno (anche economico) viene dedicato non più alla costruzione di nuovi percorsi attrezzati, ma esclusivamente alla manutenzione e alla messa in sicurezza di vie ferrate e sentieri attrezzati già esistenti.
Un lavoro sistematico di manutenzione, messa in sicurezza e ammodernamento che interessa i 114 sentieri attrezzati e le 74 vie ferrate (per complessivi 1144 chilometri di sviluppo) in carico alla Sat e non sempre programmabile, poiché una ferrata sistemata nella stagione estiva può venire danneggiata dalla neve, dal ghiaccio, da una frana conseguenza del maltempo anche nell’inverno o nella primavera successiva e quindi nuovamente ripristinata possibilmente prima dell’estate. E l’unico modo per certificarne la percorribilità è quello di effettuare regolari ispezioni, in particolare a inizio stagione, per controllare le condizioni degli infissi, di pioli, cordini metallici, staffe, scalette, ponti sospesi, passerelle, ed eventualmente sostituire ripristinare gli infissi danneggiati.
L’esperienza accumulata negli anni dalla Sat in questo ambito, se non altro per “i numeri” di ferrate e sentieri attrezzati a cui sovrintende, non ha eguali nell’arco alpino e riguarda direttamente e nello specifico i materiali impiegati e le tecniche di costruzione ed i sistemi di posa degli infissi, in un’ottica di costante aggiornamento.
Una parte importante di questo patrimonio di conoscenze viene ora reso disponibile attraverso la pubblicazione del volume monografico “Sentieri attrezzati e vie ferrate – Gli interventi conservativi gestiti dalla Sat”.
Curata dall’ingegnere Luca Biasi, tecnico della Sat per la gestione della sentieristica, questa monografia è destinata a diventare un riferimento tecnico aggiornato per gli “addetti ai lavori” e in particolare gli operatori della Sat, ma anche per tutti i professionisti, a cominciare dalle guide alpine, tecnici o volontari che andranno a svolgere interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria sulla rete delle ferrate trentine e dell’arco alpino più in generale.
Da come prepararle, alla scelta dei materiali più idonei per la loro costruzione, dalla logistica del cantiere alle tecniche di intervento, dalle diverse modalità di posa in opera di un cordino piuttosto che di un fittone o una staffa, fino alle modalità di intervento sulle ferrate di valenza storica.
La bontà di materiali e di tecniche costruttive, dal punto di vista della sicurezza, è stata costantemente supportata in questi ultimi anni da test di laboratorio o in situ effettuati in collaborazione con il Laboratorio tecnologico impianti a fune della Provincia di Trento.
Obiettivo ultimo di questo prezioso lavoro che la Sat porta avanti attraverso la sua Commissione Sentieri ed il suo volontariato professionale è garantire la sicurezza dei moltissimi escursionisti e alpinisti che ogni estate vengono in Trentino.
“SENTIERI ATTREZZATI E VIE FERRATE” a cura di Luca Biasi
Gli interventi conservativi gestiti dalla Sat
Editore: SAT, Trento – 2011
Pagine: 110
L’edizione può essere richiesta gratuitamente dagli operatori alla SAT di Trento.
Gli interventi conservativi gestiti dalla Sat
Editore: SAT, Trento – 2011
Pagine: 110
L’edizione può essere richiesta gratuitamente dagli operatori alla SAT di Trento.
Info: Casa della SAT – Tel. 0461.981871 – fax. 0461.986462
Tratto da: MOUNTAIN BLOG
Tratto da: MOUNTAIN BLOG
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Una notte di festa al Museomontagna di Torino con l’apertura straordinaria dalle ore 19,00 del 16 marzo alle ore 1,00 del 17 marzo 2011, visite alle sale espositive e alle mostre temporanee accompagnati dalla musica degli Acabaires.
Questo nome significa in occitano “gli animatori della festa”. Il gruppo, di recente formazione, ha voluto mettere insieme tre elementi classici della musica occitana per proporre un repertorio da ballo con gli strumenti più classici della tradizione: la ghironda e l’organetto.
Il loro repertorio spazia tra tutte le danze del vasto territorio occitano, dalle vallate cuneesi e torinesi fino a quelle basche nei Pirenei. Per le vallate italiane le principali sono: le courente, caratteristiche delle valli e la gigo, che si è conservata in val Varaita e in val Po; per il centro-sud della Francia la bourrée, il rigaudon, il rondeaux, lo scottish, il congo; infine per la regione dei Pirenei il carneval de lanz e il fandango.
Per informazioni: www.museomontagna.org
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Questo nome significa in occitano “gli animatori della festa”. Il gruppo, di recente formazione, ha voluto mettere insieme tre elementi classici della musica occitana per proporre un repertorio da ballo con gli strumenti più classici della tradizione: la ghironda e l’organetto.
Il loro repertorio spazia tra tutte le danze del vasto territorio occitano, dalle vallate cuneesi e torinesi fino a quelle basche nei Pirenei. Per le vallate italiane le principali sono: le courente, caratteristiche delle valli e la gigo, che si è conservata in val Varaita e in val Po; per il centro-sud della Francia la bourrée, il rigaudon, il rondeaux, lo scottish, il congo; infine per la regione dei Pirenei il carneval de lanz e il fandango.
Per informazioni: www.museomontagna.org
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Cristian Brenna, classe 1970, nato a Bollate nella periferia milanese, oggi residente nella magnifica Arco, uno dei paradisi europei per chi ama il verticale.
Gli abbiamo domandato “dove vivi?” e lui di rimando ci ha risposto: «per lavoro passo molto tempo a Edolo in Val Camonica, nei week-end cerco di girare il più possibile quindi sono uno abbastanza nomade; passo un sacco di tempo a preparare borse, scaricare e caricare il furgone, la mia casa preferita».
Da quando vai in montagna?
Praticamente da sempre, da piccolo passavo l’estate in valle d’Aosta, per la precisione a Nabian una piccola frazione di Challand Saint Victor, all’inizio della Val d’Ayas. Qui ho cominciato con mio fratello e i miei genitori a fare escursioni, girando un po’ tutta la valle, durante il mese d’agosto quando c’erano anche i miei riuscivamo a fare anche venti-venticinque gite in un mese. Poi quando sono cresciuto un po’, ho cominciato a fare qualche ferrata fino a quando non ho scoperto l’arrampicata.
Come hai iniziato?
Ho iniziato quasi per caso frequentando la sezione di Bollate del CAI, qui c’erano quattro ragazzi, Virgilio, Pier, Claudio e Fausto che già arrampicavano; con loro ho provato a fare le mie prime arrampicate.
Da quanto pratichi l’arrampicata?
Quando ho cominciato era la metà degli anni ottanta, ma sono diventato un arrampicatore assiduo solo nel 1987, da quel momento ho solo praticato l’arrampicata e ho abbandonato definitivamente tutti gli sport che avevo praticato prima. Da piccolo ho giocato a baseball e fatto ginnastica artistica, in seguito ho fatto un po’ di corsa e sci nordico, facendo qualche garetta della prima e più per diletto il secondo, fino alla successiva folgorazione per l’arrampicata.
E l’alpinismo?
L’alpinismo è una attività che ho sfiorato da piccolo, anche se si trattava più che altro di escursionismo impegnativo, ho salito il Castore verso i quattordici anni, poi quando ho cominciato ad arrampicare ho fatto qualche via classica nel lecchese; verso l’inizio degli anni novanta quando ho cominciato a partecipare a competizioni di arrampicata sportiva, ho definitivamente abbandonato la montagna, salvo qualche sporadico episodio, fino al 2005, quando ho smesso di fare gare. In realtà quando con Marzio sono stato al “Caporal” per Itaca nel Sole nel 2003, mi è tornata la voglia di fare qualche cosa in montagna, ma gli impegni delle gare, visto che ero un professionista pagato della Guardia di Finanza, hanno prevalso.
È il tuo mestiere?
Dal 2005 quando ho smesso con le gare di arrampicata, ho partecipato al corso interno della Guardia di Finanza per diventare tecnico di soccorso alpino, così dal 2006 faccio questo bellissimo lavoro che mi permettere di vivere la montagna 365 giorni all’anno a 360°. Quindi non posso definirmi un alpinista professionista, perchè non posso gestire il mio tempo come più mi piace, pianificando ogni mio progetto come voglio e quando voglio, d’altro canto però posso comunque passare le mie giornate facendo dell’alpinismo, quando non impegnato in azioni di soccorso, perchè come militari dobbiamo comunque tenere un livello accettabile in ogni tipo di terreno dove operiamo e con qualsiasi condizione meteo.
Al massimo quanto ti sei allenato?
In quindici anni di attività agonistica, mi sono sempre allenato tantissimo; la quantità però è variabile a seconda del periodo e del tipo di allenamento che uno svolge. Comunque il momento di maggior allenamento è quando lontano dalle gare si fa “volume”, cioè si mettono le basi per poi poter fare degli allenamenti qualitativi per tutto il resto della stagione, in questo periodo non si può pensare a realizzare, perchè i muscoli sono pieni di acido lattico; io normalmente mi allenavo tutti i giorni, alternando trave, muro, falesia, pesi e attività aerobica; arrivavo anche a fare tre sedute di allenamento in una giornata.
Quanto ti alleni ora?
In questi ultimi due anni avevo altri progetti e non mi sono dedicato molto all’arrampicata, comunque mi sono sempre allenato in altre discipline appartenenti al mondo della montagna; adesso che sono un po’ più libero ho ripreso ad allenarmi un po’per la scalata. Niente a che vedere con quello che facevo prima, sto solo cercando di tornare ad un livello di arrampicata che mi permetta di risolvere qualche progetto che ho per la testa.
Quali sono le tue migliori prestazioni?
In arrampicata sportiva penso che una delle mie migliori giornate sia stata al Covolo, falesia del vicentino dove sono riuscito a salire Nagay 8c al secondo giro e poi risolvere a vista Ghegori 8b/b+, anche se ho avuto giornate dove ho salito più di tre o quattro vie di otto e tutte a vista, prestazioni che comunque vedendo il livello di adesso fanno solo sorridere.
Che ci puoi dire di Mortal Kombat?
Una bella giornata di arrampicata con i miei migliori amici, un ambiente rilassato, vento e sole, con la ciliegina sulla torta con la salita a vista di questa bellissima via, ai tempi una prestazione di livello mondiale, visto che prima di me solo Elie e Yuji avevano salito una via della stessa difficoltà e nello stesso stile.
Hai scalato in Italia? Europa? Extra-Europa?
Ho arrampicato in molti posti, per me viaggiare era un obiettivo primario nel mio modo di vivere l’arrampicata, così ho avuto la fortuna di conoscere tantissima gente di culture diverse e capire che alla fine non si è mai così diversi da come si è portati normalmente a credere.
Hai aperto vie?
In falesia non ho mai chiodato una via, e adesso un po’me ne pento, perchè una via da te aperta resta per sempre, mentre ripetere delle vie prima o poi finisce nel dimenticatoio e nessuno se ne ricorda.
In montagna ho aperto tre vie, tutte e tre completamente diverse una dall’altra. La prima è stata Up & Down in Pakistan nella Chogolisa Valley, in compagnia di Luca, Hervè e Checca. La via è stata chiodata in maniera mista, protezioni tradizionali, chiodi e qualche spit, dopo una decina di giorni sono riuscito a salirla completamente in libera, 800 mt di via fino al 7c. La cosa più difficile però non è stata salirla in libera, ma imparare in fretta a proteggersi e chiodare bene, per non rischiare di schiantarsi da qualche parte. Poi è arrivato il Piergiorgio…
La salita al Piergiorgio è stato qualcosa di veramente impegnativo e coinvolgente, perchè la Patagonia è una terra estrema, dove tutto è estremo, quindi un posto che si ama o si odia, perchè mette di fronte ai propri limiti, te li sbatte in faccia come un forte schiaffo. Noi ci siamo innamorati di questo posto e di questa parete, per riuscire a salirla siamo tornati per ben due anni di fila. La Ruta de lo Hermano è una via di mille metri, su roccia sempre di non ottima qualità, la progressione è risultata quasi sempre in artificiale, su placche lisce o “extended flake”, che sono delle lame di roccia molto sottile, che si espandono quando qualcuno le sollecita rendendo le protezioni che si piazzano di dubbia tenuta. Io non mi ero mai trovato ad arrampicare su un terreno del genere, quindi devo ringraziare Giò e Hervè che hanno fatto la parte più “sporca” del lavoro.
Abbiamo risolto uno degli ultimi problemi della Patagonia, grazie anche ai Ragni di Lecco che ci hanno sostenuto in tutti e i due anni di tentativi; questa parete aveva ricevuto assalti già dal 1995, proprio dal “ragno” Casimiro Ferrari. Negli anni si sono susseguiti i tentativi, sia sulla linea scelta da Casimiro, sia su altre linee, di cui un tentativo molto riuscito è quello di Maurizio Giordani e Luca Maspes che avevano salito quasi tre quarti di parete.
Che cosa puoi dirci dell’India?
Dopo il Piergiorgio nel settembre dello stesso anno, la Guardia di Finanza ha organizzato una spedizione alpinistico/esplorativa nella Miyar Valley, nell’Himachal Pradesh indiano. L’idea era quella di raccogliere materiale fotografico e fare qualche nuova salita nelle valli laterali della Miyar. Io in questa occasione ho arrampicato con Massimo Da Pozzo, dopo un giro di esplorazione ci siamo concentrati su un obiettivo nella Jangspar Valley, una valle a circa dodici ore dal campo base. Purtroppo il maltempo e la perdita di un po’ di materiale sotto una frana ci ha fatto ridimensionare il nostro obiettivo, essendoci giocati tre giorni di bel tempo per tornare al base a recuperare il materiale perso. Alla fine abbiamo salito una cima inviolata, con una bella via di 800 mt. di difficoltà classiche. Nell’insieme una gran bella avventura in un posto che ha tanto da offrire alpinisticamente parlando.
Che progetti di scalata hai per il futuro?
Quest’anno vorrei tornare ad arrampicare ad un certo livello, mi piacerebbe riuscire a ripetere qualche bella via in giro per le alpi, poi il prossimo anno vorrei tornare a fare qualche spedizione.
Sei recentemente diventato aspirante guida alpina: che progetti a riguardo?
Fare i corsi guida è stata un esperienza molto interessante, tutti mi prendevano per il culo dicendomi sempre “beato te che sei forte a scalare e non hai problemi”, in realtà il corso è molto impegnativo, perchè bisogna avere un buon livello in tutte le discipline, quindi allenarsi sodo per ogni modulo, e abituarsi a ragionare che legato con te non hai un amico di cui ti fidi ciecamente. Il corso comunque ha cambiato il mio modo di approcciarmi alla montagna, adesso sono molto più preparato e molto più a mio agio in ogni situazione; la ciliegina del corso è stato avere dei compagni d’avventura fantastici, con i quali è nato un ottimo feeling, rendendo questa esperienza qualcosa di indimenticabile.
Fare i corsi guida è stata un esperienza molto interessante, tutti mi prendevano per il culo dicendomi sempre “beato te che sei forte a scalare e non hai problemi”, in realtà il corso è molto impegnativo, perchè bisogna avere un buon livello in tutte le discipline, quindi allenarsi sodo per ogni modulo, e abituarsi a ragionare che legato con te non hai un amico di cui ti fidi ciecamente. Il corso comunque ha cambiato il mio modo di approcciarmi alla montagna, adesso sono molto più preparato e molto più a mio agio in ogni situazione; la ciliegina del corso è stato avere dei compagni d’avventura fantastici, con i quali è nato un ottimo feeling, rendendo questa esperienza qualcosa di indimenticabile.
Per adesso continuo il mio lavoro di tecnico del soccorso alpino della Guardia di Finanza, poi in futuro chissà, un giorno se divento veramente bravo, magari mi piacerebbe diventare un istruttore delle guide, e mettere a disposizione degli altri le mie esperienze.
Diventare papà è qualcosa di unico, ti cambia la vita, in meglio. È inutile cercare di trasmettere le proprie emozioni nel diventare padre, tutti cercano di farti capire quanto sia bello e appagante e di come ti riempie la vita, ma in realtà è molto di più, un esperienza che fino a quando non vivi in prima persona non puoi comprendere realmente.
Come cambia la vita di uno scalatore?
Posso dirti che se sei capace di organizzarti ti cambia la vita solo in meglio, io mi sono dedicato meno all’arrampicata perchè ero motivato a raggiungere altri obiettivi non perchè non avevo tempo, infatti sono riuscito a diventare aspirante, inoltre mi sono innamorato dello sci fuoripista e ho dedicato molto del mio tempo libero a questa nuova passione. Comunque passo tutti i week end in falesia con Jana, scaliamo con amici e ci alterniamo a giocare con Sofia, che giustamente richiede molta attenzione, perchè è una piccola esploratrice che deve imparare a conoscere il mondo.
Come vedi il futuro dell’arrampicata?
L’arrampicata è uno sport ancora relativamente giovane, quindi penso che il livello crescerà ancora di molto, quello che Adam ci sta facendo vedere adesso, penso sia solo un antipasto di quello che succederà in futuro.
E dell’alpinismo?
Penso che la strada sia già segnata, salite in stile alpino sempre più tecniche in posti remoti, oppure nuove vie sempre in questo stile sui giganti dell’Himalaya.
Cosa ne pensi del trad climbing?
Il trad è sempre esistito, adesso penso che sia più una cosa alla moda, non penso che in Italia prenderà molto piede, sopratutto per la roccia che abbiamo, la maggior parte è calcare, roccia molto difficile da proteggere con protezioni amovibili; in Italia poi non abbiamo la mentalità dei paesi anglosassoni o dell’est Europa nel proteggere la roccia, viviamo l’arrampicata in maniera molto più consumistica.
E dei movimenti che si stanno sviluppando a riguardo?
L’unica cosa di cui sono a conoscenza è la questione di Cadarese, del quale ho letto qualcosa, anche se li non ho mai arrampicato. Per come la penso io posso dirti che sarebbe bello che ci fosse un posto dove praticare il “trad” senza avere degli spit di fianco. Ma come ho detto prima, quanta gente è realmente interessata a questo tipo di arrampicata? La mentalità che sta prevalendo nel nostro paese è quella di arrivare in una nuova falesia e salire il maggior numero di tiri, basta andare in una qualsiasi falesia per vedere gente che parte con tre rinvii già passati, si mette qualche fettuccia lunga dove c’è qualche passaggio obbligato, e si segna tutti gli appigli e gli appoggi per essere sicuro di non dimenticare niente.
Figurati se c’è tempo per capire anche dove piazzare le protezioni…
Christian Roccati
Blog MB: www.mountainblog.it/christianroccati
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Il centro d'interpretazione è stato interamente concepito da un gruppo di giovani che hanno lavorato sotto la supervisione di un comitato scientifico - composto da esperti professionisti e universitari, incaricati di stabilire le modalità d'attuazione delle diverse iniziative e di garantirne la qualità, elaborando, nel contempo, una formazione-azione - che si è occupato della ricerca, della progettazione dell'allestimento, dei contenuti e dei giochi che sono proposti nella struttura.
«La Maison des anciens remèdes - secondo l'assessore regionale alla Cultura della Regione Autonoma Valle d’Aosta, Laurent Vierin - costituisce una sorta di scrigno nel quale sono conservati i saperi e le conoscenze dei nostri avi, dai segreti per la conservazione degli alimenti alle ricette di antichi rimedi, trasmessi oralmente, da una generazione all'altra». Il centro accoglierà in un primo momento le scuole della regione per le visite didattiche e aprirà in occasione della Settimana regionale della Cultura, dal 9 al 17 aprile. Dal 18 aprile sarà ufficialmente accessibile al pubblico.
a cura di Oriana Pecchio
Tratto da:
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Ernesto Dotta, Erne per gli amici, il “Duca” per gli ammiratori, è un montagnardo nato nel ’56, ai Piani di Celle Ligure, in quel di Savona. Come lui sottolinea …«è importante la frazione perchè c’era un forte senso di appartenenza ai tempi. Ricordo ancora bene le sfide a calcio tra quartieri, su un polveroso campo triangolare, (nel vero senso geometrico)… posto davanti alla Parrocchia di Celle “Paese”».

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Se chiedete ad Ernesto se lui è sia o meno alpinista esperto o conosciuto, come altri amici comuni di Mountain Blog… si farà una risata! Ma cosa fa e dove vive oggi Ernesto?
«Sempre a Celle Ligure e mi sono pure sposato una (ex)ragazza, indovina un po’…di Celle».
Tutto ciò ci riporta, apparentemente, ad un frequentatore della montagne come tanti altri, uno di quelli che vive la sua passione, nel flusso degli eventi. In realtà il signor Dotta è soltanto una persona molto, molto umile, un apritore di vie che ha scalato ovunque in Italia, battendo il terreno della scoperta in gran parte d’Europa.
Il suo è un fare silenzioso, in armonia con la natura. Non vi è gran posto per le persone silenti come Ernesto, nelle testate giornalistiche che vanno per la maggiore, salvo qualche timida comparsa, celata nel mucchio di pagine riguardanti il mondo lontano che nessuno di noi frequenterà mai. Eppure, migliaia di arrampicatori oggi scalano grazie alle creazioni di Erne, che zitto zitto, continua a progettare e dipingere linee sulla roccia, con amore e grande impegno, senza mai chiedere nulla in cambio.
Da quando vai in montagna?
Da sempre…; diciamo fin da piccolo
Come hai iniziato?
Con mio padre; prima semplici escursioni, poi vie normali, poi qualche semplice scalata… Ma tra i ricordi ci sono anche intere settimane passate nei rifugi, allora quasi sempre incustoditi.
Da quanto pratichi l’arrampicata?
…da quando scalavo i massi erratici durante i giorni solitari nei rifugi da ragazzino.
La vera arrampicata è cominciata tardi, si può dire, prima era un andar per monti e creste, forse un po’ …”inconsapevole”
La vera arrampicata è cominciata tardi, si può dire, prima era un andar per monti e creste, forse un po’ …”inconsapevole”
Com’è cominciato tutto?
Ufficialmente, con un corso del CAI di Savona
Hai fatto anche alpinismo?
Cos’è oggi “alpinismo” ??
Diverse normali e non, con amici e qualche volta da solo, anche il Bianco ed alcuni 4000; ma ricordo con grande piacere cime poco conosciute, salite con mio padre o con mia moglie Titti. Alla fine torno sempre lì; mi piace camminare in montagna, assaporarla, entrarci in sintonia.
Diverse normali e non, con amici e qualche volta da solo, anche il Bianco ed alcuni 4000; ma ricordo con grande piacere cime poco conosciute, salite con mio padre o con mia moglie Titti. Alla fine torno sempre lì; mi piace camminare in montagna, assaporarla, entrarci in sintonia.
Quando hai iniziato ad aprire vie e chiodare?
Diciamo dopo il 2000; ma la “pietra miliare” è stata l’apertura dal basso, insieme a Marco (Minu) Minuto, della via “Vecchie Beline”, una salita che ci aveva entusiasmato ma che ci aveva pure dato qualche patema…
Cosa intendi con “qualche patema” ?
La nostra scalata ad un certo punto, e per forza di cose, aveva incrociato un tratto di salita della bella e storica via “Avanzini-Rossa”. Non potevamo far altro, seguendo la logica della nostra linea, che utilizzare tale tratto. Ma certo la questione ci ha molto fatto discutere e pensare su come agire per evitare uno “sgarbo” ai nostri conosciuti (ed amati) predecessori. Da qui sono nati i nostri personali patemi! …ed in parte anche il nome poi dato alla via.
Quante vie hai aperto e quante ne hai chiodato?
….ehhmm, sono una frana nel ricordare o catalogare il “quanto”! Dai buttiamo lì senza voler esagerare; una quindicina di vie lunghe più una settantina almeno di monotiri… ma in testa c’è ancora qualcosina!
Come puoi descriverci la parete nord della Rocca di Perti in quel di Finale?
Sono sempre stato attratto dal suo regale isolamento e dal suo aspetto severo; ma solo ben dopo averne salito le diverse vie ho “osato” avvicinarmi in modo diverso…
Era, ed è ancora, un luogo appartato dove trovare spazi e silenzi, ma dove nel contempo erano passati molti scalatori “raccontando” varie storie…
Ora la Nord di Perti ha forse un nomea meno “arcigna”, ma le storie rimangono, anzi si sono moltiplicate in questi ultimi anni; stà agli arrampicatori, se vogliono, conoscerle e approfondirle, perchè ne vale la pena se si vuole scalare sulla sua roccia con una diversa consapevolezza
Era, ed è ancora, un luogo appartato dove trovare spazi e silenzi, ma dove nel contempo erano passati molti scalatori “raccontando” varie storie…
Ora la Nord di Perti ha forse un nomea meno “arcigna”, ma le storie rimangono, anzi si sono moltiplicate in questi ultimi anni; stà agli arrampicatori, se vogliono, conoscerle e approfondirle, perchè ne vale la pena se si vuole scalare sulla sua roccia con una diversa consapevolezza
Come puoi descriverci il monte Castellaro? Quali peculiarità e pregi?
È, in piccolo, la quintessenza dell’Appennino Ligure e delle sue rocce; un luogo al confine tra il mare e la montagna. Le sue pareti ospitano ad oggi una quantità di vie e monotiri che consentono a molti di cimentarsi in sufficiente sicurezza in un ambiente rilassante.
Che cos’è “Nonno Dino”?
Era… una bella scoperta fatta in compagnia di mio padre, nel gennaio del 2004.
Rimane.. una bella via di scalata nel cuore del versante nord della Rocca di Perti
Rimane.. una bella via di scalata nel cuore del versante nord della Rocca di Perti
Chi era Secondo Dotta? [Padre di Ernesto]
Un Uomo, prima di tutto; certo ha vissuto in un periodo difficile, come tanti nostri anziani, che lo ha segnato e costretto a crescere in fretta, ma in lui è sempre rimasta viva la voglia di ”stare in montagna” con gli amici. Dino ci ha insegnato ad accontentarci delle cose semplici, ci ha permesso di “vedere la Montagna”….
Alla sua “ultima salita” sull’amato M. Antoroto lo hanno accompagnato un gruppetto di amici nel giorno del suo (mancato) 80 compleanno il 31 luglio 2008.
Alla sua “ultima salita” sull’amato M. Antoroto lo hanno accompagnato un gruppetto di amici nel giorno del suo (mancato) 80 compleanno il 31 luglio 2008.
Che cos’è Via “Attraverso il Fico”?
Ti rispondo citando uno tra i tanti commenti ricevuti al riguardo:
«Via bellissima…la linea del “fico” è molto logica, a tratti spettacolare, quasi sempre di una
verticalità a prova di goccia! I due tiri in fessura poi sono un vero test di inventiva motoria. Un autentico godimento per noi nostalgici della scalata tecnica».
Ma rimane anche una soddisfazione personale nell’averla ideata e salita col solito gruppo di amici, nonché un piacere averla potuta dedicare ad Alessandro Piccinino, proprio grazie al fatto che qualcuno, coi suoi ricordi, mi ha permesso di addentrarmi nella storia della parete.
«Via bellissima…la linea del “fico” è molto logica, a tratti spettacolare, quasi sempre di una
verticalità a prova di goccia! I due tiri in fessura poi sono un vero test di inventiva motoria. Un autentico godimento per noi nostalgici della scalata tecnica».
Ma rimane anche una soddisfazione personale nell’averla ideata e salita col solito gruppo di amici, nonché un piacere averla potuta dedicare ad Alessandro Piccinino, proprio grazie al fatto che qualcuno, coi suoi ricordi, mi ha permesso di addentrarmi nella storia della parete.
La montagna è il tuo mestiere?
Certo che no, ma “l’impronta” che mi ha lasciato dentro è grande…
Lavoro invece in palestra, sia in un Liceo Statale che in una società sportiva di Pallavolo
Lavoro invece in palestra, sia in un Liceo Statale che in una società sportiva di Pallavolo
Hai allenato squadre giovanili di pallavolo portandole a grandi livelli?
Negli ultimi anni mi sono dedicato esclusivamente ai ragazzi; ho allenato nel settore giovanile prendendo “in carico” le squadre di under 13 per accompagnarli fino ai 16/18 anni al massimo. Ho avuto belle soddisfazioni giungendo varie volte alle Finali Nazionali, ma il piacere più appagante è vedere ancora oggi molti (ex)ragazzi divertirsi a giocare …e ricevere sempre da loro un abbraccio e parole di ricordo ed affetto.
Pensi che l’arrampicata possa essere un elemento aggregante per le persone?
Come lo sono diverse attività sportive…ma è certo che se si riesce ad andare un po’ al di là della palestra indoor o della falesia, si sviluppano esperienze più profonde !
Molte persone sostengono che l’arrampicata può generare turismo ecocompatibile tu che ne pensi?
Sono abbastanza d’accordo; ma, a mio parere, devono essere poste delle limitazioni intelligenti, fatte poi rispettare con rigore, se vogliamo parlare di “ecocompatibile”!
Cosa diresti ad un ragazzo che inizia a fare arrampicata?
…vai e divertiti !!
E se inizia a fare alpinismo?
…vai e divertiti, ma metti la canotta di lana !!
Nel senso che distinguo l’arrampicata sportiva, dalla scalata “in ambiente” (su grandi pareti in montagna) e dall’alpinismo; e vorrei sempre che chi inizia lo abbia ben presente!
Nel senso che distinguo l’arrampicata sportiva, dalla scalata “in ambiente” (su grandi pareti in montagna) e dall’alpinismo; e vorrei sempre che chi inizia lo abbia ben presente!
Qual è il futuro dell’arrampicata e quale quello dell’alpinismo?
……è un parere che non mi sento di dare.
Se dovessi,come descriveresti la Montagna d’un tempo?
Forse più mitizzata, ma anche più temuta e rispettata nei suoi valori di territorio.
E quella d’oggi?
Possiamo in modo scontato dire che è più “patinata” e “sfruttata”; ma, in fin dei conti, poi non molto diversa… pur tenendo conto della frequentazione ben più sviluppata di pari passo con l’evoluzione della tecnica e della conoscenza.
Tu hai scalato e camminato in tutto l’arco alpino ed in svariate regioni d’Europa.
Pensando a tutte le centinaia di luoghi che hai visto, a paragone che montagne sono le Alpi Marittime che tanto hai vissuto?
Pensando a tutte le centinaia di luoghi che hai visto, a paragone che montagne sono le Alpi Marittime che tanto hai vissuto?
Le Marittime sono il primo amore… è difficile dimenticarlo, e quale cambiamento porta nel cuore di un ragazzo. Certo la loro non è una bellezza “facile” o “comoda”. Sono un piccolo affascinante mondo; sanno essere selvagge, aspre e dure, così come dolci e imprevedibili.
Rimane il fatto che mi è sempre piaciuto conoscere un po’ più a fondo i luoghi dove scalo o dove cammino, ed in ciò molto ha influito la mia compagna; ci documentiamo e leggiamo storie o leggende dei luoghi, sia prima che dopo esserci passati.
Qual è il futuro delle Marittime?
Speriamo che, unitamente ad un certo sviluppo, esse non vengano stravolte nella loro specificità.
Cosa c’è di negativo nell’attuale mondo delle montagna?
Il continuo tentativo di sfruttamento da parte di alcune lobby, non sempre compatibile con la Montagna stessa e con gli interessi ambientali della collettività.
Cosa c’è di positivo?
Un qualche ritorno alla vita di alcuni luoghi abbandonati, e in alcuni casi uno sviluppo attento alla modernità ma anche alle esigenze dell’ambiente alpino.
Quale il futuro della Montagna?
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Non potevano mancare le edizioni invernali di queste divertenti passeggiate, naturalmente con le ciaspole ai piedi. A farla da padrona, la valle Maira che nel mese di febbraio ne organizza ben due di ottimo livello e su sentieri dal fascino incredibile.
Si comincia domenica 20/2 con Minjar abou le ciastros, che nella lingua occitana del posto significa appunto “mangiare con le ciaspole”: la camminata si svolge tra le borgate del comune di Marmora, in uno dei valloni laterali che si dipartono dalla valle principale. In quattro tappe in altrettante borgate saranno serviti la colazione, gli antipasti tipici del luogo (pane, burro e acciughe, torta di cavoli e patate, polenta con bagna bianca), la zuppa di fagioli “alla marmorina”, un piatto di formaggi (toma di Elva, blu di mucca, toma trilattica e formaggio di capra) con marmellate e miele e, per finire un tris di dolci (dolce al cioccolato, panna cotta all’amaretto, semifreddo allo zabaglione). Il tutto, naturalmente, accompagnato da una scelta di ottimi vini del territorio.
Quota di iscrizione € 27, gratuito per bambini fino agli 8 anni.
Info: tel. 333.6865290 – mail: proloco@comune.marmora.cn.it.
Secondo appuntamento la domenica successiva, il 27/2.
Ad Acceglio, ultimo centro della valle situato sotto alla maestosa Rocca Provenzale, si svolge Racchette e forchette, anch’essa strutturata in quattro tappe con colazione, tris di antipasti, ravioli alla panna, bocconcini di cinghiale con contorno, tris di dolci, caffé e digestivo.
Quota di partecipazione € 28,50.
Info: tel. 328.1577374 – 35.7372186; mail: info@snowskidronero.it.
Entrambe le passeggiate prevedono un gadget personalizzato in omaggio per ciascun partecipante e, naturalmente, consentono di addentrarsi tra boschi incontaminati al cospetto di montagne innevate e di visitare borgate architettonicamente intatte e rese pregevoli dalla presenza di antichi affreschi, testimonianza di una tradizionale devozione popolare.
Tratto da:
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“Ci hanno tacciato di essere facinorosi. Pazzi. Gente che non ha nulla da perdere. Adesso che tutto è riuscito battono le mani e plaudono ai “giovani eroi”. In verità, abbiam vissuto fatti che sembrano usciti dalla fantasia di un romanziere…”. Dal diario di uno dei Mille
Gioventù Ribelle è il programma del Ministero della Gioventù dedicato alle celebrazioni del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, presentato stamane in conferenza stampa a Sanremo dal ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, e dal cantante folk Davide Van De Sfroos, in qualità di direttore artistico per la parte musicale del progetto.
Un tributo alla generazione che 150 anni fa si fece levatrice del sogno di unità nazionale. Il programma si compone di diverse iniziative, che si svolgeranno per tutto il 2011 e lungo l’intero territorio italiano. Innanzitutto, la grande mostra al Vittoriano di Roma, inaugurata il 3 novembre scorso dal Presidente della Repubblica. Ne seguiranno altre che toccheranno centinaia di comuni.
Gioventù Ribelle è un percorso guidato attraverso i luoghi della memoria dell’Unità d’Italia. Un cammino da fare a piedi, in bicicletta o in treno, lungo le Strade della Libertà, sulle tracce di quei ragazzi generosi e ribelli che con la loro fede, talvolta con il loro sangue, innalzarono una nazione dove prima non c’era. Ogni percorso si articolerà attraverso la visita di città, musei e monumenti variamente legati alle vicende risorgimentali permettendo così la rievocazione di alcune figure di “Giovani Ribelli”. Una sorta di moderno pellegrinaggio laico e civile.
Gioventù Ribelle è la musica di ieri e di oggi. Grandi concerti a cui parteciperanno i più importanti artisti italiani di oggi. Ma è anche l’occasione per riscoprire la musica che faceva palpitare i giovani cuori di 150 anni fa, contribuendo a formare nelle coscienze di allora il sentimento dell’Unità d’Italia. In collaborazione con MTV.
Gioventù Ribelle è un videogioco per immedesimarsi nei ragazzi e nelle ragazze che fecero l’Italia e per imparare le tappe storiche che condussero all’unità della nazione. Uno strumento ludico e formativo nello stesso tempo. Il mezzo più diffuso di intrattenimento tra le giovani generazioni messo al servizio della memoria nazionale e dell’apprendimento individuale.
Gioventù Ribelle è il tour teatrale che attraverserà tutta la penisola per descrivere le gesta dei giovani ribelli, la loro solidarietà, insieme alla bellezza delle città da cui provenivano. Un lungo viaggio che grazie ai testi e alla musica popolare renderà possibile raccontare l’Italia attraverso le patrie diffuse che la compongono e la arricchiscono. In collaborazione con Rsi Group e Consel Divisione Eventi.
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Gioventù Ribelle è il programma del Ministero della Gioventù dedicato alle celebrazioni del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, presentato stamane in conferenza stampa a Sanremo dal ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, e dal cantante folk Davide Van De Sfroos, in qualità di direttore artistico per la parte musicale del progetto.
Un tributo alla generazione che 150 anni fa si fece levatrice del sogno di unità nazionale. Il programma si compone di diverse iniziative, che si svolgeranno per tutto il 2011 e lungo l’intero territorio italiano. Innanzitutto, la grande mostra al Vittoriano di Roma, inaugurata il 3 novembre scorso dal Presidente della Repubblica. Ne seguiranno altre che toccheranno centinaia di comuni.
Gioventù Ribelle è un percorso guidato attraverso i luoghi della memoria dell’Unità d’Italia. Un cammino da fare a piedi, in bicicletta o in treno, lungo le Strade della Libertà, sulle tracce di quei ragazzi generosi e ribelli che con la loro fede, talvolta con il loro sangue, innalzarono una nazione dove prima non c’era. Ogni percorso si articolerà attraverso la visita di città, musei e monumenti variamente legati alle vicende risorgimentali permettendo così la rievocazione di alcune figure di “Giovani Ribelli”. Una sorta di moderno pellegrinaggio laico e civile.
Gioventù Ribelle è la musica di ieri e di oggi. Grandi concerti a cui parteciperanno i più importanti artisti italiani di oggi. Ma è anche l’occasione per riscoprire la musica che faceva palpitare i giovani cuori di 150 anni fa, contribuendo a formare nelle coscienze di allora il sentimento dell’Unità d’Italia. In collaborazione con MTV.
Gioventù Ribelle è un videogioco per immedesimarsi nei ragazzi e nelle ragazze che fecero l’Italia e per imparare le tappe storiche che condussero all’unità della nazione. Uno strumento ludico e formativo nello stesso tempo. Il mezzo più diffuso di intrattenimento tra le giovani generazioni messo al servizio della memoria nazionale e dell’apprendimento individuale.
Gioventù Ribelle è il tour teatrale che attraverserà tutta la penisola per descrivere le gesta dei giovani ribelli, la loro solidarietà, insieme alla bellezza delle città da cui provenivano. Un lungo viaggio che grazie ai testi e alla musica popolare renderà possibile raccontare l’Italia attraverso le patrie diffuse che la compongono e la arricchiscono. In collaborazione con Rsi Group e Consel Divisione Eventi.
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«I montanari del Seicento vissero l’avanzata dei ghiacciai alpini come una maledizione, perché una teologia infarcita di mito e superstizione attribuì la Piccola età glaciale alle colpe degli uomini. Ma nel Settecento l’inferno è diventato il paradiso, attraverso la progressiva rivalutazione dell’alta montagna e la percezione positiva dei ghiacciai, rivelatisi nella rappresentazione artistica, nell’avventura alpinistica e nella colonizzazione turistica.
Al termine di un lungo processo di riconversione simbolica, i cittadini del ventunesimo secolo vivono in modo perturbante la scomparsa dei ghiacciai. Se i nostri antenati temettero la discesa dei fiumi gelati, fonte di disordine e distruzione, al contrario noi temiamo e subiamo la salita dello zero termico e l’arretramento delle nevi in quanto agenti di minaccia, e immagini capovolte del male. Il “drago” delle paure e delle leggende primordiali si libera dal suo gelido sudario e riappare negli incubi notturni dell’improvvido popolo di internet al tempo del disgelo.
La colpa contemporanea è annidata nel dubbio inespresso che un patto sia stato tradito e un equilibrio incrinato per sempre. Il disordine etico, il nichilismo del mercato, la morte di Dio trovano una rappresentazione fisica e simbolica nello smagrimento dei ghiacciai, candide vittime di un’anoressia incurabile».
Al termine di un lungo processo di riconversione simbolica, i cittadini del ventunesimo secolo vivono in modo perturbante la scomparsa dei ghiacciai. Se i nostri antenati temettero la discesa dei fiumi gelati, fonte di disordine e distruzione, al contrario noi temiamo e subiamo la salita dello zero termico e l’arretramento delle nevi in quanto agenti di minaccia, e immagini capovolte del male. Il “drago” delle paure e delle leggende primordiali si libera dal suo gelido sudario e riappare negli incubi notturni dell’improvvido popolo di internet al tempo del disgelo.
La colpa contemporanea è annidata nel dubbio inespresso che un patto sia stato tradito e un equilibrio incrinato per sempre. Il disordine etico, il nichilismo del mercato, la morte di Dio trovano una rappresentazione fisica e simbolica nello smagrimento dei ghiacciai, candide vittime di un’anoressia incurabile».
Enrico Camanni
Ghiaccio vivo. Storia e antropologia dei ghiacciai alpini
Priuli & Verlucca, Scarmagno, ottobre 2010
Collana: Paradigma
320 pagine, 18,50 euro
Ghiaccio vivo. Storia e antropologia dei ghiacciai alpini
Priuli & Verlucca, Scarmagno, ottobre 2010
Collana: Paradigma
320 pagine, 18,50 euro
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