Il Faraut... ci frullava nel cervello da un paio di settimane, unico problema il brutto tempo che guastava l’assestamento della neve nei punti “critici” dell’itinerario…
Finalmente la settimana giusta è arrivata…
Complice la cassa integrazione in questo periodo di crisi economica, venerdì ci troviamo di buon ora al Rifugio Melezè e alle 8.00 mettiamo le racchette ai piedi ed iniziamo la grande impresa...
1200m di dislivello, da S.Anna di Bellino fino alla croce del Monte Faraut.
Il primo tratto di salita si snoda su stradina fino al Pian Ceiol. Nei pressi delle Barricate, valutiamo se occorre calzare i ramponi, proviamo due passi, la neve ti permette di salire, allora con estrema cautela le attraversiamo (le Barricate devono essere piene e ben assestate ricordo che stiamo attraversando una gola che d’estate è la cascata del torrente Varaita di Bellino). Giunti alla baita che si incontra sul tragitto.Sulla traccia degli scialpinisti percorriamo l'ampio vallone che ci porta al ripido versante del Faraut, da qui con passo regolare raggiungiamo il colle.
Il forte vento tenta di spazzarci via. Dopo tanta fatica siamo ai piedi della croce.
Iniziamo subito la discesa per ripararci dal ventaccio e raggiungiamo la baita sopra le Barricate le fatiche non sono ancora terminate il pranzo deve ancora aspettare a causa della neve molle. Decidiamo di scendere le Barricate seguendo le tracce di discesa dei sciatori.la discesa è tranquilla la neve tiene … una brutta impressione abbiamo quando siamo dentro, piccoli segni di valanga che non c’erano quando siamo saliti… decidiamo di percorrere il sentiero estivo…
Calziamo i ramponi… sperando di andare a ramponare la terra sotto questa neve molle e scivolosa… ce la facciamo… siamo fuori.
Non ci tocca che raggiungere l’ultima baita di Pian Ceiol dove ci attendono una tavola e due panche e… il pranzo.
Verso le 15:30 riprendiamo la via del ritorno.
Alle 16 siamo al Melezè davanti ad una bella tazza di thè a ricordare tutte le peripezie fatte per arrivare a 3051 di questa facile ma sempre insidiosa montagna.
Grazie ad Alberto per la bella giornata trascorsa
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Finalmente la settimana giusta è arrivata…
Complice la cassa integrazione in questo periodo di crisi economica, venerdì ci troviamo di buon ora al Rifugio Melezè e alle 8.00 mettiamo le racchette ai piedi ed iniziamo la grande impresa...
1200m di dislivello, da S.Anna di Bellino fino alla croce del Monte Faraut.
Il primo tratto di salita si snoda su stradina fino al Pian Ceiol. Nei pressi delle Barricate, valutiamo se occorre calzare i ramponi, proviamo due passi, la neve ti permette di salire, allora con estrema cautela le attraversiamo (le Barricate devono essere piene e ben assestate ricordo che stiamo attraversando una gola che d’estate è la cascata del torrente Varaita di Bellino). Giunti alla baita che si incontra sul tragitto.Sulla traccia degli scialpinisti percorriamo l'ampio vallone che ci porta al ripido versante del Faraut, da qui con passo regolare raggiungiamo il colle.
Il forte vento tenta di spazzarci via. Dopo tanta fatica siamo ai piedi della croce.
Iniziamo subito la discesa per ripararci dal ventaccio e raggiungiamo la baita sopra le Barricate le fatiche non sono ancora terminate il pranzo deve ancora aspettare a causa della neve molle. Decidiamo di scendere le Barricate seguendo le tracce di discesa dei sciatori.la discesa è tranquilla la neve tiene … una brutta impressione abbiamo quando siamo dentro, piccoli segni di valanga che non c’erano quando siamo saliti… decidiamo di percorrere il sentiero estivo…
Calziamo i ramponi… sperando di andare a ramponare la terra sotto questa neve molle e scivolosa… ce la facciamo… siamo fuori.
Non ci tocca che raggiungere l’ultima baita di Pian Ceiol dove ci attendono una tavola e due panche e… il pranzo.
Verso le 15:30 riprendiamo la via del ritorno.
Alle 16 siamo al Melezè davanti ad una bella tazza di thè a ricordare tutte le peripezie fatte per arrivare a 3051 di questa facile ma sempre insidiosa montagna.
Grazie ad Alberto per la bella giornata trascorsa
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Siamo in Val Sangone dove un tempo, verso gli anni ‘60 sorgeva la stazione sciistica di Piano Colombina, con il suo Albergo e il suo piazzale pronto ad accogliere centinaia di sciatori torinesi.
I vecchi impianti non sono più in funzione ma in compenso lungo i pendii di questa fantastica montagna si divertono sci alpinisti e ciaspolatori.
L’itinerario nel suo sviluppo non presenta alcuna difficoltà di orientamento, in quanto segue fedelmente la cresta N che unisce le cime sino alla vetta dell'Aquila.
Dal piazzale dell'Alpe Colombino bisogna avviarsi verso l'evidente pista battuta (carrareccia) che, con una lunga mezzacosta, conduce al colletto del Pian del Secco ben visibile dal piazzale. Piegando a sinistra si segue la cresta N della Punta Aquila.
Larga come un vero pendio, di media e uniforme inclinazione, conduce ad una prima elevazione che precede un crinale più marcato.
Si attacca così direttamente la seconda e più decisa rampa che termina ai fabbricati, oggi in rovina, della ex-stazione d'arrivo della seggiovia situata nei pressi di Punta delle Lese (1857 m).
Passando fra i due fabbricati si avanza poi in piano sul vicino filo di cresta che, poco oltre, si allarga in un pendio di media pendenza convesso e con ripide fiancate in un tratto che culmina con un'altra prominenza.
Da qui è possibile seguire due vie che giungono entrambe ad un casotto (fermata della GTT) di cemento armato posto sulla cresta a 2115 m:
- Sulla sinistra si segue un dolce e rettilineo percorso che giunge sino alla ben visibile cappella della Madonna della Pace presso il Colle dell'Aquila 2065 m; da qui poi, piegando a destra si percorre il filo di cresta molto elementare sino al casotto.
- Sulla destra invece, la via di solito più seguita (noi abbiamo seguito questa), continua sul crinale largo e poco ripido della cresta N che termina direttamente al casotto di cemento armato, senza passare alla chiesetta (noi abbiamo percorso questo).
Superato un breve tratto di crestina rocciosa, da percorrere con molta attenzione in presenza di neve, si giunge così in breve ad un piccolo spiazzo dove si eleva una croce metallica (2125 m).
E' inutile dire la bellezza del panorama che si gode da questa vetta... è da vedere...
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I vecchi impianti non sono più in funzione ma in compenso lungo i pendii di questa fantastica montagna si divertono sci alpinisti e ciaspolatori.
L’itinerario nel suo sviluppo non presenta alcuna difficoltà di orientamento, in quanto segue fedelmente la cresta N che unisce le cime sino alla vetta dell'Aquila.
Dal piazzale dell'Alpe Colombino bisogna avviarsi verso l'evidente pista battuta (carrareccia) che, con una lunga mezzacosta, conduce al colletto del Pian del Secco ben visibile dal piazzale. Piegando a sinistra si segue la cresta N della Punta Aquila.
Larga come un vero pendio, di media e uniforme inclinazione, conduce ad una prima elevazione che precede un crinale più marcato.
Si attacca così direttamente la seconda e più decisa rampa che termina ai fabbricati, oggi in rovina, della ex-stazione d'arrivo della seggiovia situata nei pressi di Punta delle Lese (1857 m).
Passando fra i due fabbricati si avanza poi in piano sul vicino filo di cresta che, poco oltre, si allarga in un pendio di media pendenza convesso e con ripide fiancate in un tratto che culmina con un'altra prominenza.
Da qui è possibile seguire due vie che giungono entrambe ad un casotto (fermata della GTT) di cemento armato posto sulla cresta a 2115 m:
- Sulla sinistra si segue un dolce e rettilineo percorso che giunge sino alla ben visibile cappella della Madonna della Pace presso il Colle dell'Aquila 2065 m; da qui poi, piegando a destra si percorre il filo di cresta molto elementare sino al casotto.
- Sulla destra invece, la via di solito più seguita (noi abbiamo seguito questa), continua sul crinale largo e poco ripido della cresta N che termina direttamente al casotto di cemento armato, senza passare alla chiesetta (noi abbiamo percorso questo).
Superato un breve tratto di crestina rocciosa, da percorrere con molta attenzione in presenza di neve, si giunge così in breve ad un piccolo spiazzo dove si eleva una croce metallica (2125 m).
E' inutile dire la bellezza del panorama che si gode da questa vetta... è da vedere...
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COURMAYEUR, Aosta - E' Reinhold Messner il vincitore del Piolet d'or alla carriera del 2010. La consegna del premio, in programma il prossimo 9 aprile nell'ambito della 18esima edizione dell'importante evento alpinistico, avverrà dalle mani di Maurice Herzog, primo salitore dell'Annapurna, nonché del primo ottomila mai scalato dall'uomo. “E’ il segno del fatto inequivocabile che sto diventando vecchio”, ha commentato ironico il re degli ottomila.
Reinhold Messner non ha certo bisogno di presentazioni. Chiamato il "re degli ottomila" per essere stato il primo uomo al mondo ad aver salito tutti i 14 ottomila senza ossigeno, ha compiuto tante altre straordinarie scalate, per le quali è considerato uno dei più forti alpinisti di sempre.
A rendere omaggio alla sua vita in alta quota, arriva quest'anno il Piolet d'or alla carriera 2010, assegnato per il contributo dato alla storia dell'alpinismo "infrangendo e superando spesso i limiti e i confini generalmente accettati all'epoca ed effettuando dei veri e propri salti nell'ignoto". Il premio gli verrà conferito a Courmayeur il prossimo 9 aprile, durante la 18esima edizione della kermesse alpinistica.
A consegnarlo sarà un altro grande delle montagne, lo scalatore francese Maurice Herzog, che il 3 giugno del 1950, insieme a Louis Lachenal, compì la prima salita nella storia dell'uomo su una montagna di ottomila metri. Era l'Annapurna ed Herzog, 31enne, era il capo di quella spedizione francese. Su quella stessa montagna, la decima più alta del mondo, Messner ci salirà 35 anni dopo, nel 1985.
”Si tratta di uno dei segni del fatto inequivocabile che sto diventando vecchio – ha commentato ironico Messner secondo quanto riferito dal Gazzettino -: da quando ho una certa età il numero dei premi è in fase di crescita...”.
Dopo il Piolet d'or alla Carriera di Walter Bonatti, anche quest'anno sarà quindi premiato un italiano. La manifestazione, organizzata dal Groupe de Haute Montagne e dal Comite de Pilotage, coadiuvati dall'American Alpine Journal, ha messo a capo della giuria per l'edizione 2010 l'alpinista sloveno Andrej Stremfelj.
Valentina d'Angella
Nella foto, la piccozza d'oro della Grivel che verrà consegnata a Messner, con il suo nome inciso. Photo courtesy Grivel.com
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Reinhold Messner non ha certo bisogno di presentazioni. Chiamato il "re degli ottomila" per essere stato il primo uomo al mondo ad aver salito tutti i 14 ottomila senza ossigeno, ha compiuto tante altre straordinarie scalate, per le quali è considerato uno dei più forti alpinisti di sempre.
A rendere omaggio alla sua vita in alta quota, arriva quest'anno il Piolet d'or alla carriera 2010, assegnato per il contributo dato alla storia dell'alpinismo "infrangendo e superando spesso i limiti e i confini generalmente accettati all'epoca ed effettuando dei veri e propri salti nell'ignoto". Il premio gli verrà conferito a Courmayeur il prossimo 9 aprile, durante la 18esima edizione della kermesse alpinistica.
A consegnarlo sarà un altro grande delle montagne, lo scalatore francese Maurice Herzog, che il 3 giugno del 1950, insieme a Louis Lachenal, compì la prima salita nella storia dell'uomo su una montagna di ottomila metri. Era l'Annapurna ed Herzog, 31enne, era il capo di quella spedizione francese. Su quella stessa montagna, la decima più alta del mondo, Messner ci salirà 35 anni dopo, nel 1985.
”Si tratta di uno dei segni del fatto inequivocabile che sto diventando vecchio – ha commentato ironico Messner secondo quanto riferito dal Gazzettino -: da quando ho una certa età il numero dei premi è in fase di crescita...”.
Dopo il Piolet d'or alla Carriera di Walter Bonatti, anche quest'anno sarà quindi premiato un italiano. La manifestazione, organizzata dal Groupe de Haute Montagne e dal Comite de Pilotage, coadiuvati dall'American Alpine Journal, ha messo a capo della giuria per l'edizione 2010 l'alpinista sloveno Andrej Stremfelj.
Valentina d'Angella
Nella foto, la piccozza d'oro della Grivel che verrà consegnata a Messner, con il suo nome inciso. Photo courtesy Grivel.com
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Partenza alle 4:30 del mattino per essere all'hotel Pernice Bianca-Riale (Val Formazza)- (1720) verso le 7:30.
Prevvisioni del venerdì belle... sabato bello in tutto il Piemonte escluso la Val Formazza.
Andiamo a fare una piccola colazione nell'hotel e ci accolgono due bellissimi golden retriver e i loro padroni.
Inizia a nevischiare (come si dice da noi).
Aspettiamo i nostri compagni di Montagna e Natura.
Sono le 8:30Si parte con i nostri compagni di Montagna e Natura.
Il sentiero è subito irto e si sale a zig-zag.
Nevica.
Arriviamo in una valletta, questo è il momento di decidere che cosa fare: continuare e fare un lungo traverso sotto ripidi pendii oppure optare per una bella mangiata al ristorante Cascate del Toce.
Visto il tempo poco clemente decidiamo per la seconda.
Peccato per il brutto tempo...
Ringrazio Alberto e i compagni di Montagna e Natura.
FOTOGRAFIE:
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Prevvisioni del venerdì belle... sabato bello in tutto il Piemonte escluso la Val Formazza.
Andiamo a fare una piccola colazione nell'hotel e ci accolgono due bellissimi golden retriver e i loro padroni.
Inizia a nevischiare (come si dice da noi).
Aspettiamo i nostri compagni di Montagna e Natura.
Sono le 8:30Si parte con i nostri compagni di Montagna e Natura.
Il sentiero è subito irto e si sale a zig-zag.
Nevica.
Arriviamo in una valletta, questo è il momento di decidere che cosa fare: continuare e fare un lungo traverso sotto ripidi pendii oppure optare per una bella mangiata al ristorante Cascate del Toce.
Visto il tempo poco clemente decidiamo per la seconda.
Peccato per il brutto tempo...
Ringrazio Alberto e i compagni di Montagna e Natura.
FOTOGRAFIE:
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