• Gite in montagna

    Gite in montagna

    Da una tranquilla passeggiata attorno un lago di montagna ad un’escursione più faticosa su una cima a quota di 3.000 m fino a raggiungere le arie sottili dei 4000.... Tutto questo è andare in montagna

  • Ambiente

    Ambiente

    Il nostro pianeta, il riscaldamento globale, la lotta al cambiamento climatico, i ghiacciai a rischio, l'innalzamento dei mari.

  • Fotografia

    Fotografia

    "Per un vero fotografo una storia non è un indirizzo a cui recarsi con delle macchine sofisticate e filtri giusti. Una storia vuol dire leggere, studiare, prepararsi. Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito con la testa. La grande foto è l’immagine di un’idea."

      Tiziano Terzani

  • Works Everywhere

    Works Everywhere

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  • Web Development

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LA FESTA DEL GHIACCIO - Nella splendida Val Varaita

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La valle Varaita d’inverno non è solo caratterizzata dalla neve e dalle ciaspolate nei boschi: la vera attrattiva della zona sono le cascate di ghiaccio, su cui è possibile arrampicarsi con l’aiuto di ramponi ai piedi e picozze tra le mani.
Questo sport, una sorta di versione invernale dell’alpinismo su roccia, è nato una trentina di anni fa proprio in questa valle, oggi considerata una delle tre migliori zone in Italia per questa attività.
Attualmente le scalate non sono più solo un’attrattiva per gli amanti degli sport estremi, ma anche per famiglie e appassionati, che possono mettersi alla prova senza rischi in apposite palestre di ghiaccio. Appena dopo la diga di Castello, frazione di Pontechianale, si trova una vecchia cava, in forma di anfiteatro, dove le formazioni ghiacciate sono state messe in sicurezza per l’arrampicata: un modo per far avvicinare il pubblico alle attività in montagna senza dover affrontare i rischi che comportano i luoghi isolati e l’alta quota, soprattutto nella stagione invernale.
Proprio qui, dal 1988 si svolge la Festa del Ghiaccio, anche quest’anno ricca di novità.
La manifestazione sarà preceduta da due incontri presso la libreria Segnavia di Brossasco, specializzata in montagna e turismo: ospite della serata di venerdì 4 febbraio l’alpinista Guido Ghigo, presentato da Max Piras, mentre venerdì 11 febbraio gli appassionati di arrampicata potranno incontrare il climber del ghiaccio François Damilano, introdotto da Fulvio Scotto.
Ma la vera festa comincerà sabato 12 febbraio: alle ore 10.30 ritrovo presso l’anfiteatro di Castello, dove per tutta la giornata verranno proposti al pubblico vari materiali da testare forniti dagli sponsor, con possibilità per i principanti di arrampicare assistiti da una guida e da diversi istruttori. Alle ore 18.30 ritrovo per la ciaspolata notturna con un percorso articolato nel bosco di pini cembri sotto le stelle con cena presso il rifugio Savigliano, per poi rientrare in tempo a Castello per l’arrampicata notturna e la lotteria finale, con bevande calde e intrattenimenti.
Domenica 13 si proseguirà con i test sulle novità dei materiali 2011, una gara di scalata su ghiaccio aperta a tutti e una seconda ciaspolata pomeridiana alla scoperta delle cascate di ghiaccio della zona. L’escursione è a cura delle guide di Terre Alte, prenotazione obbligatoria entro venerdì 11 febbraio telefonando al numero 347.1449201.
Per maggiori informazioni consulta il sito www.festadelghiaccio.it oppure vai su www.cuneoclimbing.it

Tratto da: Mountain Blog


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Due fratelli italiani… [ Elvio e Davide Lagomarsino ]

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Nel mondo alpinistico, quando si parla di fratelli nel verticale, ci si riferisce subito alle coppie di scalatori d’eccezione che tengono il mondo con il fiato sospeso. La fantasia subito vola agli Huberbuam, Thomas ed Alexander, oppure agli Hermannos Pou, Iker ed Eneko. Sono oramai anni che questi alpinisti/arrampicatori lottano amichevolemente liberando ed aprendo vie in giro per il mondo.
Come sappiamo però, la montagna è vissuta in primo luogo dalla gente “comune” che ogni giorno ricalca le rughe di roccia e ghiaccio di Madre Natura. Questo giudizio, comunemente accettato, è comunque ancora un qualche cosa di parziale. Osservando più da vicino e con occhi meno “modaioli”, ci si rende conto che il popolo della gente “normale” presenta in realtà dei “campioni” che soltanto pochi anni fa avrebbero fatto parlare il mondo con le proprie prodezze e che ora si limitano a viver con semplicità la propria passione, sconosciuti ai più. Vi sono molte cordate che possono vantare prestazioni notevoli ma che si tengono il loro mondo per sé.
In questo clima di allegra spensieratezza, in questo “non prendersi sul serio” e “non darsi delle arie” possiamo collocare gli italianissimi fratelli “Wuber”… anzi “Wuberstyle”.
Chiedete a questi due ragazzi se pensano di esser forti e vi risponderanno con una risata canzonatoria. Ed è proprio questo il bello… questa cordata si reputa niente più che la norma possibile… “due arrampicatori come tanti”, forse gli sentirete dire, nonostante abbiano scalato in Italia ed in giro per i continenti, su difficoltà che generalmente le migliaia di appassionati di montagna non osano nemmeno sognare in aperta parete. Eppure… il loro modo di fare rimane scanzonato, disincantato, semplice…
Quarant’anni fa il limite alle capacità umane era il VI grado… oggi il limite è dettato solamente dai propri sogni. I fratelli wuber rappresentano nella loro semplicità, nel loro sorriso sempre presente e spensierato, lo stile che forse, io spero, farebbe bene a tutti noi seguire.
Salgono pareti vertiginose nel mondo tentando la libera, conoscendo le popolazioni locali, imparando costumi ed abitudini e vivendo avventure… estreme. Non fanno trambusto al loro passaggio, ed è proprio questo che permette loro di ascoltare la canzone del mondo, rumore delle piccole grandi cose.
Nella civiltà dell’avere e dell’apparire, ecco un modo di essere, semplice e con il sorriso.
Qual è il vostro nome ed il vostro nick?
E: Wuber 2 (Elvio Lagomarsino)
D: WuberOne (Davide Lagomarsino) [Gioco di parole per dire che è muscoloso n.d.i.]
Anno di nascita?
E: 1970
D: 1967
Dove sei nato?
E: Zena
D: Genova
Dove vivi?
E: Zena, non è cosí male
D: Genova
Da quando vai in montagna?
E: Quand’ero infante ogni estate i miei portavano me e Wuberone in Val d’Aosta e Dolomiti. L’olezzo dei rifugi, la fatica lungo i sentieri, i temporali improvvisi e molto altro han generato una passione tuttora inesauribile.
D: Da quando sono nato, i nostri genitori hanno sempre vissuto la montagna 4 stagioni. Ovviamente ci hanno portato anche al mare, ma notando la nostra apatia hanno rinunciato a portarci nelle assolate spiagge.
Come hai iniziato?
E: Semplici gite con mamma e papá di un’oretta o poco piú lentamente si sono evolute col tempo diventando escursioni impegnative, vie ferrate, vie normali di secondo se non terzo grado.
D: Stesso percorso di mio fratello, poi un bel giorno mio fratello è venuto da me con un paio di Mariacher in mano e mi ha detto.. “le tengo nel bagagliaio dei miei cugini, ìl prossimo we vieni con me che ti cambio la vita!”. Da quel giorno ho incominciato a Finale Ligure a prendere le mie prime ringhierate e ad imparare a “mungere” adeguatamente i rinvii.
Da quanto pratichi l’arrampicata?
E: A 22 anni, corrotto dai miei cugini che avevano iniziato da poco, comprai le scarpette all’insaputa dei miei genitori e iniziai a frequentare il Finalese senza alcuna conoscenza tecnica imparando di volta in volta dai molti errori, fortunatamente non fatali.
D: Non ci voglio pensare, giusto per non ricordarmi che il tempo passa anche per me. Autodidatta insieme a mio fratello, ai tempi nel Finalese le vie di quinto e quarto erano praticamente Trad Chiodi tradizionali, cordoni marci e pelo sul petto sempre dritto. Belle esperienze. Passato il 6a le vie diventavano per fighetti dalle braghe aderenti fosforescenti multicolore, tutte attrezzate a spit.
Le vie multipitch?
E: Nel ’93 a Briancon Bat aveva invitato me e Wuberone a fare la Voie de la Grande Mere nei Cerces. Subito declinammo l’invito ma il giorno dopo eravamo lí ad ululare e farcela addosso perché gli spit erano a distanze chilometriche (leggemmo in seguito che le protezioni dovevano essere integrate con nut e friends). Insomma un gran debutto.
D: Stessa storia del Wuberino, in questo momento senza vie lunghe, smetterei di arrampicare.
L’alpinismo?
E: Avendo fatto vie normali come il Monviso, il Gran Paradiso e tante altre in tenerissima etá si puó affermare che sono stato alpinista piú da bambino che da adulto.
D: Monviso, Gran Paradiso, tutti i picchi sopra i 4000 m del Monte Rosa, qualche altra montagna meno conosciuta. Esperienza fatta con piacere, ma non la ripeterei non è mai stato il mio obiettivo.
È il tuo mestiere?
E: Se fosse un mestiere smetterei ora.
D: Idem
Al massimo quanto ti sei allenato? [al di fuori della roccia n.d.i.]
E: 3/4 volte alla settimana per 1/2 ore. Bestiale.
D: Io mi non mi alleno mai, non ne ho bisogno, corro e scalo.
Come e dove?
E: Sempre la sera dopo il lavoro. Un’ora di corsa e corpo libero il lunedí ed il mercoledí, due discorsi e altrettanti circuiti al pannello della Sciorba [palestra boulder n.d.i.] il martedí e forse giovedí.
D: Quando posso e dove posso compatibilmente con gli impegni familiari
Quanto ti alleni ora?
E: Qualche volta alla settimana, ma basta chiedere a chiunque in palestra per capire la qualità e quantitá del mio allenamento…
D: Corro due/tre volte la settimana per circa 10/15km, per scalare se va bene scalo 1 giorno alla settimana
Quali sono le tue migliori prestazioni?
E: Svegliarmi tardi e fare comunque una bella via lunga e difficile è sempre una prestazione top, sennó i crudi numeri dicono 7b+ a vista e 7c lavorato, entrambi farlocchi.
D: Oramai quelle di “alto livello” sono un lontano ricordo, 6c+/7a a vista e 7b lavorato. Quelle attuali sono che il 6a lo faccio dove e come e in qualsiasi stile ovunque.
Hai aperto/chiodato?
E: Con Nelson, profondo conoscitore della Val Tanaro, Wuberone, Donde ed altri amici abbiam chiodato alcune vie moderne che oggi sembrano apprezzate. Vorrei farne altre ma il tempo libero è sempre poco e tiranno.
D: Stessa cosa detta da Elvio..
Hai iniziato a scalare a Finale?
E: La prima via è stata la Luc a Monte Cucco, male ai piedi, terrore cieco e corda dall’alto a bastone è quello che piú ricordo: stupendo.
D: Ovvio, alla Placca dell’Oasi, gambe in risonanza dalle vibrazioni lo ricordo come fosse ieri.
Hai poi arrampicato in Verdon?
E: Il Verdon è uno dei miei posti preferiti, un vero amore. Non le ho mai contate ma devo essere pericolosamente vicino alle cento vie scalate.
D: Quando si parla di Verdon si parla di casa mia, nel senso, mi sento a casa. Non ne avrò fatte cento, ma più o meno sulle 50/60 sicuramente, forse più…
Hai scalato in Europa?
E: Francia, Svizzera, Spagna e Grecia hanno decine di luoghi imprescindibili per uno scalatore/viaggiatore come me. Per me é importantissimo confrontarsi con tanti tipi di roccia, protezione, ambiente, con gli arrampicatori locali. È un arricchimento continuo, in piú, spesso ci si diverte veramente.
D: Stessi luoghi di Elvio a parte alcuni, per me scalare senza viaggiare corrisponde alla morte della scalata. Non arrampicherei più se sapessi di dover scalare per sempre solo in Liguria.
E nel mondo?
E: Dal 2005 al 2010 sono stato in Messico al Potrero Chico, in Marocco a Taghia, in Giordania a Wadi Rum, in Mali alla Mano di Fatima, in USA a Yosemite e Red Rock, in Turchia nell’Ala Daglar. Si puó dire che le ferie le uso a fondo, non sono un peso per l’azienda in cui lavoro.
D: Dal 2005 al 2010 Messico, Marocco, USA, con stesse locations.
Chi erano i tuoi miti?
E: Bat, Ermanno, lo Sguara…insomma gli amici coi quali ho scalato e condiviso molte esperienze.
D: Tutti gli amici conosciuti iniziando a scalare (gli stessi menzionati da Elvio).
Chi sono i tuoi miti?
E: Quelli che sembrano spacciati e invece ce la fanno.
D: Quelli che ce la fanno e li davano per spacciati.
Quanto costa una delle vostre “spedizioni”?
E: Di solito il volo è la spesa maggiore (dai 250 ai 1000 euro), ma in totale difficilmente si va oltre 1000/1500 euro a testa per 2/3 settimane.
D: A parte gli USA dove ho volutamente speso 1100$ per noleggiare una Dodge per poco meno di 20gg sportivissima, rossa fiammante 4000cc V6 (eravamo zarrissimi ) cerco di spendere sempre il meno possibile in quanto sono povero in canna!
Come si fa ad organizzare un viaggio del genere?
E: www.google.it
D: Passione, voglia, tempo libero e la forte motivazione di volersi mettere in gioco in posti completamente sconosciuti
In che modo scegliete i vostri obbiettivi?
E: Riviste, siti internet, persone che ci son giá state…tutto parte dal desiderio di scoprire luoghi nuovi, poi man mano si passa alle cose pratiche finché un giorno ti svegli e sei lí dove volevi.
D: Esattamente come lo descrive Elvio, anche se ultimamente sono più orientato per posti definiti “Mecche storiche” dell’arrampicata mondiale e/o luoghi più esotici, particolari.
Quando viaggiate siete interessati anche alla cultura dei posti?
E: La cosa piú interessante è il contatto con la gente locale, arrampicatori e non. Nei luoghi piú poveri dettato da esigenze di base come medicine, altre volte da pura curiositá reciproca e divertimento. È sempre bello essere invitati ad una cena nel deserto o insegnare parolacce italiane ai bambini!
D: A tutto, anche se ovviamente siamo più orientati a scalare e quindi a vivere quei luoghi in modo più distaccato.
Ed all’ambiente?
E: Arrampicare belle vie in ambiente unico è il piacere cui non vorrei essere mai sottratto. Detto questo bisogna comunque sempre bloccare basso.
D: Senza l’ambiente non c’è il pretesto per viaggiare. È una condizione insindacabile.
Che esperienze vivete?
E: Viaggi a dorso di mulo, alimentazione inadeguata, dissenterie, dita e braccia cotte, rientri notturni, bivacchi piú o meno calcolati, corde doppie incastrate, discese esposte, assenza di soccorso, animali pericolosi…come si fa a rinunciare ad esperienze del genere?
D: Esattamente! Sono momenti che rimangono in testa per tutta la vita, e cosa ancor più bella è che li ho passati in compagnia di mio fratello con cui ho condiviso un’infinità di momenti bellissimi.
Quali saranno i prossimi progetti?
E: Tsaranoro, Bugaboos, Cochamo, Indian Creek…e mille altri, in genere preferisco parlare di ció che si è fatto, non di ció che si fará.
D: Il primo ed imminente (se non mi crolla il mondo in testa) è il Peak District in Inghilterra, mi affascina e voglio conoscere come vivono gli Inglesi l’arrampicata “clean” nella patria mondiale del trad! Il futuro lo riserverò ad altri luoghi esotici che ho in testa ma che non voglio rivelare.
Cosa dici ad un ragazzo che inizia a fare arrampicata?
E: Di fare solo boulder cosí le vie lunghe non s’intasano! Ma se capita sul mio sito allora son fregato…
D: Di divertirsi pure dove vuole nel rispetto della natura e delle persone e se vuole di ripetere tutte le mie esperienze, tanto io sarò in qualche luogo sperduto con il libro delle vie dello “gite” di turno ancora tutto da scrivere.
Se volete saperne di più questo è il sito dei due fratelli: www.wuberstyle.net

Tratto da: Mountain Blog


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FREERIDE SAFETY CLINIC - Snow Safety Days a Cervinia

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Continuano nell’ambito di Snow Safety Days i Freeride Clinics organizzati da Mysticfreeride in collaborazione con Mammut e Gore-Tex, eventi dedicati alla sicurezza con Guide Alpine e personale altamente qualificato, per far vivere a coloro che vorranno partecipare esperienze uniche ed irripetibili.
Il 5 e 6 febbraio 2011, nella splendida cornice di Cervinia-Breuil potrete così ammirare paesaggi incredibili e scivolare lungo pendii tra i più belli e suggestivi in Europa.
Per maggiori informazioni clicca qui

Tratto da: Mountain Blog


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Luciano Ratto: il Club4000, gli 8000 e lo studio delle montagne

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Luciano Ratto, è un alpinista molto noto, non solo per le sue grandi salite ma per esser stato il primo uomo al mondo ad aver “conquistato” tutte le cime alpine che superano i 4000 metri. Questo grande progetto ha probabilmente gettato le basi per la creazione del Club4000 di cui Ratto è stato co-fondatore, insieme a Franco Bianco nel 1993, e di cui è da sempre il presidente.
Luciano, nato nel 1932 a Châtillon (Aosta), si è trasferito a Torino fino al 1973, e poi definitivamente a Druento, vicino a Venaria Reale, sempre in Piemonte. È ingegnere industriale, esperto di management, e nell’ambito “montagna” un socio del Cai di Torino dal 1956 e socio onorario della sezione di  Châtillon dal 1998.
Nel suo carnet alpinistico vi sono molteplici spedizioni nell’Hindu – Kush (Afghanistan), con la realizzazione di alcune prime ascensioni tra cui il Koh – J- Sharan di 6100 metri, alcune prime ascensioni sulle Alpi, come la diretta della parete est della Grande Rousse, alcune prime invernali, tra cui la Cresta De Amicis al Cervino e innumerevoli ripetizioni, vie di di ghiaccio, di roccia e di misto, senza contare le gite con gli sci e a piedi.
A questo punto sembra quasi ovvio il motivo di questa intervista… ed invece non è così scontato. Luciano infatti è anche un grandissimo studioso di geografia ed orografie, analitico rispetto a questioni troppo spesso non dibattute. Per questo motivo abbiamo tentato di approfondire le sue ipotesi e di osservare la montagna da un nuovo punto di vista, quello di un espertissimo ed erudito appassionato di montagna.
Da quando vai in montagna?
Dall’infanzia
Come hai iniziato?
Seguendo i miei genitori in facili escursioni
Da quanto pratichi l’alpinismo?
Dal 1956, socio CAI dal 1957
Quali altre discipline sportive  hai praticato?
Ciclismo, escursionismo, sci
È il tuo mestiere?
No, sono ingegnere industriale e mi sono sempre occupato di organizzazione aziendale (Management, Marketing, Controllo di Gestione, ecc), sia come manager che come consulente.
Cosa cerchi in montagna?
Il piacere del contatto con la natura
Cosa trovi in montagna?
Vedi sopra, assieme al piacere della compagnia dei miei amici, e dei miei cani,  (quando questi possono seguirmi)
Che cos’è il club 4000 e cosa rappresenta?
È un gruppo di alpinisti di stampo classico che amano e frequentano l’alta montagna (e quindi un vero e proprio “Gruppo Alta Montagna”, unico in Italia), con particolare riferimento ai 4000 delle Alpi
Quali sono i tuoi impegni a riguardo e quali sono stati?
Ne sono stato il co-fondatore (nel 1993), il Presidente (fino al 2009), il  Presidente Onorario (fino al 2010).
Cosa rappresentano le Alpi?
Un magnifico terreno di gioco, di sport, di godimento della natura.
Recentemente è uscita una pubblicazione del Club4000 relativa alle 82 cime e le relative vie: cosa puoi dirci a riguardo?
Il libro “Tutti i 4000-L’aria sottile dell’alta quota”, di cui sono stato il redattore dei testi, uscito nel 2010 e che è già alla 3° ristampa, è il testo ufficiale del Club 4000. É una sintesi dell’esperienza vissuta e della documentazione raccolta dal 1993 al 2010 nei sito www.club4000.it del Club 4000 che conta oggi 327 soci di 11 Paesi diversi, e che contiene la storia di questo Club,  la storia del collezionismo dei 4000 delle Alpi, la storia della corsa al record di concatenamento non-stop degli 82 quattromila delle Alpi.
Sulle Alpi vi sono attualmente diverse situazioni che denotano un’evoluzione critica. Se da un lato sembra esserci un ritorno all’arrampicata “pulita” dall’altro ci sono situazioni come Cheneil, la strada di congiungimento tra Pont ed i piani del Nivolet, senza dimenticare la questione degli alpeggi di Chamolé. Che cosa ci puoi dire a riguardo?
Ho scritto il “Libro nero degli scempi valdostani” (ma si potrebbero scrivere libri analoghi di ogni Regione), nel quale ho raccolto e continuo a raccogliere tutte le offese che si sono fatte, si fanno e sono in progetto al meraviglioso patrimonio ambientale e montano di questa valle. Da molti anni mi batto, sia a titolo personale che in affiancamento alle varie associazioni ambientalistiche (Legambiente, Mountain Wilderness, ecc) per cercare di contrastare questi delitti.
Sempre relativamente alla Valle d’Aosta ricordo un tuo studio che analizzava la regione secondo le sue 194 valli e che richiamava quindi ad una denominazione plurale. Cosa puoi dirci relativamente a tale approfondimento e proposta?
La dizione “Valle d’Aosta” è – a mio giudizio –  riduttiva per denominare una Regione che, solo considerando la valle centrale e le valli importanti laterali a tutti note (Ayas, Gressoney, Valtournanche, Cogne, La Thuile, Ferret, Veny, ecc..) conta ben 16  vallate, per non parlare poi dei valloni derivati dalla valle centrale che sono 31, e dei valloni e valloncelli che percorrono le vallate laterali, in numero di 194, per un totale complessivo di 241.
Il che giustificherebbe di parlare di “Valli di Aosta”, così come si dice “Valli del Cuneese”; “Valli del Trentino”, ecc… con evidenti possibilità promozionali in chiave di marketing.
Qualche anno fa avevi composto uno studio che analizzava geomorfologicamente i “convenzionali” 8000. di cosa si trattava e qual’era l’importanza di quell’elenco?
No, non ho “composto uno studio” ma semplicemente posto una domanda pubblicata nei numeri di giugno 2003 della Rivista del CAI e de Lo Scarpone che così suonava:
…chi, quando, dove, come e perché (vale a dire, secondo quali criteri) ha deciso di prendere in considerazione ed ha stabilito che gli ottomila degni di entrare nell’Olimpo delle vette più alte del mondo fossero questi 14 e non- che so io-10 o 20 o 30?…
A distanza di quasi 8 anni, questa domanda è tuttora senza risposta.
La domanda era stata posta anche per l’elenco Alpino. Come fu decretato l’elenco delle 82 cime che superano i 4000 metri nella catena delle Alpi?
Nel 1992. io e Franco Bianco, che nel 1993 saremmo stati i co-fondatori del Club 4000, proponemmo, tramite Silvia Metzeltin, allora rappresentante italiana presso l’U.I.A.A. (Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche) a questo organismo internazionale,  il progetto di costituire tre commissioni (italiana, francese e svizzera) per censire tutte le vette delle Alpi superiori ai 4000 metri e di selezionare tra queste quelle degne di figurare in un elenco ufficiale certificato appunto dall’U.I.A.A.
Questo progetto fu approvato: le tre commissioni nazionali, (quella italiana era presieduta da Gino Buscaini), lavorarono per qualche mese separatamente, quindi nella primavera del 1993 si trovarono a Martigny e concordarono due elenchi: quello ufficiale di 82 vette e quello di 46 vette secondarie , per un totale di 128.
Come mai a tuo parere non viene fatto lo stesso lavoro di analisi?
Perchè finora non è ancora stato lanciato un progetto analogo.
Chi sono stati i tuoi punti di riferimento?
Come alpinisti: Whymper, Crétier, Gervasutti, Cassin, Grassi., Gogna, Rébuffat.
Come scrittori di montagna: Guido Rey, Massimo Mila, Gianpiero Motti
Cosa diresti ad un ragazzo che vuole iniziare a fare alpinismo?
Di prepararsi con molta cura, frequentando i corsi del CAI, di non avere fretta, di seguire inizialmente alpinisti esperti o guide professioniste, di cominciare con l’escursionismo, di porsi  l’obiettivo (che è il monito posto a conclusione del libro  dei 4000, sopracitato ), non dicollezionare vette, (sopra o sotto i 4000 metri), battere record, fare salite nuove, e cercare difficoltà sempre maggiori, ma bensì di “salire le vette più belle lungo le vie più belle”, e se queste sono anche al disopra dei 4000 metri, tanto di guadagnato, in vista di entrare nel Club4000! Ricordando però sempre che l’alpinismo è lo sport più rischioso che esista, e quindi non si esagera mai nell’osservare tutte le norme di sicurezza che continuamente vengono ricordate dagli esperti.
Quale futuro avranno la montagna e l’alpinismo in questo secolo in divenire?
Da molti anni si dice e si scrive che l’alpinismo è morto: non è vero. L’alpinismo, in tutte le sue  espressioni, ma soprattutto l’alpinismo classico in alta quota, ha un campo enorme di possibile  svolgimento sia sulle nostre Alpi, sia nei gruppi extra-europei. Solo ora, ad esempio, si è iniziata la corsa alle salite invernali sugli 8000, da lasciare ovviamente ai super-alpinisti, ma gli alpinisti  medi possono trovare nuove salite anche sui 6000 e sui 7000, molti dei quali ancora poco  esplorati  e sui quali  c’è ancora moltissimo da fare.
 Tratto da: Mountain Blog


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